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L’Europa prima di essere ‘Europa’. Alcune considerazioni sul suo processo storico-culturale di origine e sviluppo.

Dopo aver dedicato un volume al tema del rapporto tra Oriente ed Occidente, ci è sembrato naturale proseguire in questa direzione, approfondendo l’analisi degli aspetti più problematici e interessanti sollevati da questo argomento ed esplorando gli ulteriori percorsi di riflessione che essa ha reso possibili. Ci siamo chiesti, dunque, cosa potesse essere più importante ed appropriato, allo scopo di comprendere meglio il rapporto Oriente-Occidente, se non indagare il significato e la portata di una delle categorie coinvolte in tale questione. È proprio da questa necessità che è maturata la scelta di dedicare il secondo numero della nostra rivista all’Europa, intesa sia come territorio che come concetto. La categoria ‘Europa’, infatti, risulta essere, per certi versi, strettamente connessa a quella di ‘Occidente’, senza coincidere, però, completamente con essa. Parlare d’Europa, dunque, non significa sempre e necessariamente parlare d’Occidente, dal momento che molti paesi non-europei possono essere considerati come occidentali. Allo stesso modo, non è possibile affermare con naturalezza che tutti i paesi che oggi vengono inclusi nell’Europa geografica e culturale appartengano al mondo occidentale. A fronte di questa problematicità, ci è sembrato utile addentrarci nello studio della categoria di Europa, al fine di evidenziarne, attraverso più punti di vista e metodi di ricerca, i molteplici aspetti che la contraddistinguono. Per quanto sia ad oggi una tematica molto attuale e discussa, si tratta, allo stesso tempo, di un argomento estremamente complesso, poiché l’Europa risulta essere un’entità e/o un concetto di difficile definizione, la cui storia è tutt’altro che lineare.
Sebbene, al giorno d’oggi, il termine ‘Europa’ venga utilizzato come se ci si riferisse ad una realtà ben definita, dotata di confini geografici netti e contraddistinta da caratteristiche culturali indiscutibili, la questione, in realtà, è più complessa di quanto possa apparire. Da un punto di vista geografico, infatti, il territorio riconosciuto come europeo è una propaggine del blocco euroasiatico, all’interno del quale non esiste un limite evidente che separi chiaramente l’Europa dall’Asia1. La stessa complessità riguarda anche l’aspetto culturale, come risulta palese da un superficiale confronto tra i vari paesi europei. Le differenze culturali, linguistiche e identitarie, ma anche politiche, che è possibile riscontrare dalla comparazione tra un territorio e l’altro, anche all’interno di uno stesso paese, sono lampanti ed irriducibili, tanto che si dovrebbe parlare dell’Europa come di una realtà multiculturale.
Sulla base di queste condizioni, risulta evidente quanto sia complicato individuare un comune denominatore, se ne esiste uno, tra i paesi che oggi includiamo all’interno del gruppo ‘Europa’. Inoltre, bisognerebbe chiedersi se e quanto gli elementi culturali condivisi siano effettivamente il frutto di una cultura europea comune o se siano il prodotto di ‘contaminazioni’, sia quelle passate che quelle attualmente in azione, derivate dai rapporti con altre realtà culturali. Sebbene l’Europa appaia oggi come un territorio multiculturale (ma come lo è stata in passato), si continua a parlare di Europa come un’entità a sé. Questo forse perché, nonostante la sua multiculturalità, l’idea e il concetto di Europa affondano le loro radici sulla condivisione da parte dei paesi inclusi in tale categoria di alcuni fondamentali elementi storico-culturali. Quando si parla di Europa, bisogna domandarsi, quindi, quando e dove vada collocata la nascita dell’Europa per come la concepiamo oggi. La disciplina che può offrirci delle risposte a tal proposito è la storia, tramite cui è possibile ripercorrere le tappe della storia europea, rintracciando le origini del concetto di Europa e analizzandone l’evoluzione nel tempo.
Per ovvi limiti di lunghezza e visto il carattere intricato e complesso di un simile tema, in questa introduzione non sarà possibile fornire una ricostruzione dello sviluppo della nozione di Europa nelle sue varie fasi, anche perché si tratta di un’operazione che è stata già svolta magistralmente da altri studiosi. Quanto si intende proporre in questa sede sarà, piuttosto, un insieme di considerazioni su specifici fattori storico-culturali che hanno influito sull’elaborazione e sull’evoluzione dell’idea di Europa. Nel fare ciò, si è deciso di dedicarsi all’analisi di processi avvenuti in periodi storici in cui l’idea di Europa per come oggi la intendiamo non esisteva ancora o, comunque, attraversava una sua fase embrionale. Da tale aspetto deriva il titolo di questa introduzione: come verrà ricordato in più punti di questa breve trattazione, è necessario tenere a mente che nelle fasi in cui questi fenomeni storico-culturali sono accaduti non è possibile parlare di Europa allo stesso modo di come avviene oggi. Ciononostante, è convinzione di chi scrive che la presentazione di questi aspetti possa aiutare a comprendere meglio la problematicità del processo di nascita e di sviluppo dell’idea di Europa. L’obiettivo di questa presentazione non è, dunque, quello di presentare integralmente e in modo lineare tale processo, scandendo una alla volta tutte le sue tappe e analizzando tutti i fattori che hanno influenzato la sua evoluzione, e non è nemmeno quello di determinare il preciso momento storico in cui può dirsi conclusa la formazione dell’attuale idea di Europa, anche perché, come si vedrà, questa introduzione si concentrerà su fasi storiche ben più lontane nel tempo.
Un primo punto da sottolineare, quando ci si approccia all’analisi dell’idea di Europa, è rappresentato dal fatto che tale concetto ha assunto la sua forma attuale solo in tempi relativamente recenti2. Nonostante ciò, è doveroso risalire a periodi storici precedenti, più distanti nel passato, per poter rintracciare le dinamiche attraverso le quali questa nozione si è evoluta nel modo in cui la conosciamo oggi. Solo analizzando anche i processi storici che hanno anticipato lo sviluppo di un concetto o che hanno contribuito alla sua elaborazione, è possibile comprendere l’origine e la portata di alcuni dei significati e delle caratteristiche che lo riguardano.
Alla luce di quanto detto, bisogna rilevare che il termine ‘Europa’ in quanto tale vanta delle attestazioni piuttosto antiche, essendo stato utilizzato dai greci già nel VI secolo a.C.3 per descrivere uno dei continenti in cui veniva diviso il mondo allora conosciuto e che si trovavano attorno al Mediterraneo4. Si trattava, però, di una suddivisione tutt’altro che precisa e definitiva e che si limitava a una porzione di territorio decisamente più ristretta rispetto all’attuale concezione di Europa5.
Se da questa prima osservazione appare evidente l’antichità dell’uso del termine ‘Europa’, è altrettanto necessario notare, in questa precoce fase dello sviluppo dell’idea di Europa, quanto diversamente venisse applicato rispetto al senso che al giorno d’oggi si tende ad attribuire a tale parola. Innanzitutto, un dato che si può osservare è il fatto che, secondo gli storici e i geografi greci dell’epoca, un’area geograficamente compresa all’interno dell’Europa non apparteneva automaticamente a una cultura comune alle regioni europee6. Dal loro punto di vista, anche se esisteva un territorio europeo, al suo interno era necessario distinguere le regioni abitate dai popoli civilizzati, ossia i greci e le popolazioni che intrattenevano stretti contatti con loro, da quelle in cui risiedevano i barbari, cioè tutti quelli il cui stile di vita era disprezzato dai greci. Questa distinzione impedì, inevitabilmente, la formazione di una nozione di Europa coerente e univoca e che potesse abbracciare altri significati al di là del suo carattere geografico.
Queste considerazioni permettono di evidenziare un elemento a cui si è accennato nelle pagine precedenti, ossia la fluidità dei confini dell’Europa. Quest’ultima, infatti, non ha sempre avuto la sua forma attuale e non ha raggruppato al suo interno, in ogni momento storico della sua evoluzione come concetto geografico e culturale, tutti i territori che attualmente vengono considerati europei. Come in parte è stato già evidenziato, per gli storici e i geografi greci dei secoli compresi tra il VI e il IV a.C. l’Europa coincideva con un territorio molto più ristretto a quello che oggi è considerato europeo e i cui confini cambiavano, restringendosi o ampliandosi, a seconda dell’autore preso in considerazione. Tuttavia, questa fluidità non caratterizzò solo le prime fasi di sviluppo della categoria di Europa e ciò è documentato da altri eventi e fenomeni storici che sono avvenuti in seguito, anche a distanza di molti secoli. Questo può essere esemplificato dal processo di separazione tra la parte occidentale e quella orientale dell’Impero Romano7. In questo processo, avviatosi nel IV secolo e proseguito in quelli successivi, questa scissione divenne sempre più evidente e profonda, soprattutto con il crollo dell’Impero Romano d’Occidente e con le cosiddette invasioni barbariche, le quali provocarono l’afflusso di popolazioni germaniche in territori precedentemente sotto il controllo romano8, conducendo, in seguito, all’instaurazione di nuove entità politiche. Questi eventi ebbero un’importanza decisiva, dal momento che avviarono un processo di fusione culturale che è alla base dell’attuale comprensione dell’Europa, ossia la mistione tra elementi appartenenti alla cultura mediterranea e all’eredità romana ed elementi culturali legati al mondo germanico9. È emblematico, oltre che ironico, il fatto che un’area come la Grecia, che fu proprio il luogo di nascita del concetto di Europa, rimase esclusa da questi sviluppi, rimanendo sotto la sfera d’influenza prima dell’impero bizantino e successivamente di quello ottomano. Quest’ultimo aspetto esemplifica in modo significativo l’instabilità dei confini dell’Europa, sempre inclini, in queste fasi storiche, a includere nuovi territori e ad escluderne altri che in precedenza ne avevano fatto parte. Questa fluidità delle frontiere dell’Europa è strettamente legata anche alla loro permeabilità, caratteristica che favorì l’introduzione di elementi culturali provenienti da altre aree del mondo e pronti a fondersi con quelli già presenti in territorio europeo.
La dimensione inclusiva dei confini europei può essere spiegata facendo ricorso anche a un altro elemento che non è possibile non menzionare, quando si discute della nascita dell’Europa, ossia il cristianesimo, il quale svolse una funzione di primo piano nel processo di formazione dell’attuale idea di Europa. Fu la religione cristiana, nella sua forma e declinazione legata all’autorità papale romana, che, nei secoli immediatamente successivi al crollo dell’impero romano d’Occidente, funse da collante religioso e da elemento di continuità all’interno del territorio europeo, diviso tra varie entità politiche. Tuttavia, un’identità europea o, perlomeno, una sua anticipazione continuò a rimanere assente per tutto il Medioevo10, anche a causa del ruolo di primo piano assunto dal concetto di christianitas11, il quale divenne una categoria molto efficace e pregnante, simile a quella attuale di Europa, e che, per questo motivo, relegò per diversi secoli l’idea di Europa a una funzione puramente geografica. D’altro canto, però, il ruolo svolto dalla nozione di christianitaspreparò il terreno alla formazione dell’idea di Europa, prendendo parte al suo sviluppo. Inoltre, la categoria di christianitas, attraverso l’opera di evangelizzazione presso le popolazioni dell’attuale Europa settentrionale e centro-orientale, contribuì indirettamente all’ampliamento di quelli che sarebbero diventati successivamente i confini europei e all’inclusione di nuovi territori al loro interno12.
Prima di concludere, un ultimo aspetto rimane da evidenziare ed esso riguarda il meccanismo di auto-definizione tramite il quale si è formato il concetto di Europa. Fino ad ora abbiamo discusso della dimensione inclusiva dei confini dell’Europa, con la loro permeabilità, ma questa non è l’unica modalità attraverso cui si è evoluta l’idea di Europa. È possibile, infatti, parlare anche di un aspetto esclusivo e di contrapposizione che ha caratterizzato i rapporti tra l’Europa e il resto del mondo. Ancora una volta, un esempio particolarmente emblematico è fornito dalle prime fasi di sviluppo del concetto di Europa nel contesto greco, caratterizzate, come si è detto, da un’innegabile fluidità, ma anche da una netta opposizione tra il mondo europeo e quello asiatico, in particolare quello persiano. È interessante notare, dunque, che già in questo stadio embrionale dello sviluppo del concetto di Europa tale processo di definizione dell’identità si realizzi mediante un meccanismo di distinzione dall’altro13. Questa funzione oppositiva nei confronti di ciò che è diverso fu svolta anche, molti secoli dopo, dal cristianesimo, il quale, nella sua forma specifica che si affermò nell’attuale territorio europeo e legata all’autorità del pontefice romano, favorì la separazione dei paesi europei cristiani da altre aree del mondo, attraverso la contrapposizione rispetto ad altre forme di cristianesimo e altre religioni, come quella islamica.
A proposito di quest’ultimo punto, è importante soffermarsi anche su un altro di quei fattori che condizionarono in modo determinante il successivo sviluppo dell’idea di Europa: si tratta dell’espansione araba, avvenuta tra il VII e l’VIII secolo, la quale portò all’occupazione di una buona parte del Medio Oriente, del Nord Africa e di alcune parti meridionali dell’Europa, causando un temporaneo isolamento del resto dei territori europei dal Mediterraneo. Rispetto a queste ultime regioni, il ridimensionamento del loro controllo sul mare e l’ostilità percepita nei confronti degli “invasori” arabi facilitarono un loro maggiore coinvolgimento negli scambi e nei rapporti con nuovi territori a nord e con quelle aree che, in seguito, sarebbero diventate la propaggine settentrionale dell’Europa, accelerandone il processo di mistione culturale e di integrazione14. Tuttavia, non bisogna commettere l’errore di semplificare eccessivamente il processo di separazione tra l’Europa e le aree occupate dagli arabi e di considerarlo in termini troppo rigidi, come se i territori in questione fossero diventati improvvisamente del tutto impermeabili tra loro15. Dei contatti e degli scambi continuarono ad esserci e sarebbe uno sbaglio trascurare il fatto che furono soprattutto gli europei di allora a importare idee e risorse culturali (ma non solo) dal mondo orientale e da quello islamico, decisamente più avanzato sotto diversi punti di vista. A fatica si ricordano tutti i benefici provenienti da Oriente e dai vicini islamici di cui hanno goduto gli europei16. Non bisogna, dunque, ignorare l’impatto che, a più riprese, ha avuto anche l’Islam sulla formazione e sullo sviluppo dell’idea di Europa, soprattutto se si considera che consistenti regioni, attualmente considerate come europee (penisola iberica, Italia meridionale, territori balcanici e dell’Europa orientale), furono posti, in vari momenti storici e per periodi di tempo più o meno lunghi, sotto il controllo di popolazioni di fede musulmana, fossero esse arabe, turco-ottomane o tataro-mongole.
È necessario, a questo punto, interrompere questa disamina, nella consapevolezza di aver trascurato molte questioni e di non aver raggiunto i momenti storici, ben più recenti rispetto a quelli assunti come esempi in queste pagine, in cui un’idea di Europa simile a quella odierna fece la sua comparsa. Tuttavia, attraverso questa breve analisi, ci si augura di aver posto sufficientemente attenzione ad alcuni fattori che non possono essere ignorati quando si studia la storia dell’idea di Europa, poiché contribuirono a formarne le radici storiche e culturali. Un’altra speranza di questa introduzione è quella di aver rilevato alcuni degli aspetti più problematici dello sviluppo della nozione di Europa, i quali rischiano di essere trascurati da chiavi di lettura superficiali e acritiche. Tra le questioni indagate, è stato possibile comprendere, infatti, come le fondamenta della costruzione europea siano basate su molteplici processi, spesso di lunga durata, tra i quali è difficile individuare date precise o eventi specifici che hanno rappresentato degli spartiacque all’interno di questo sviluppo. Inoltre, è risultato evidente come quello esposto in questa introduzione sia stato un processo tutt’altro che lineare. Se si pensasse all’evoluzione del concetto di Europa fino alla sua realizzazione nella realtà a cui oggi si è abituati come a un percorso rettilineo e privo di battute d’arresto o come a una strada già scritta e indirizzata ininterrottamente verso una condizione di progresso, si cadrebbe in un errore grossolano, venendo smentiti immediatamente dalla storia. Tale processo, infatti, ha subito varie inversioni di marcia, essendo il risultato di un meccanismo in parte inclusivo, dovuto all’elasticità e alla flessibilità dei suoi confini, sempre potenzialmente estendibili e aggreganti; in parte esclusivo, basato su una delimitazione oppositiva tra l’Europa e il mondo e su una distinzione tra un “noi” e un “loro”. 
Per concludere, ritengo che le osservazioni proposte all’interno di queste premesse sull’idea e sul concetto di Europa ben introducano i contributi di questo numero della rivista. Nel primo contributo del numero, infatti, Riccardo Aramini sviluppa ulteriormente l’analisi del percorso formativo dell’idea e del concetto di ‘Europa’, solamente abbozzato in questa introduzione, e si concentra su quelle che possono essere considerate le “periferie” dell’Europa e sul ruolo che esse hanno svolto nell’elaborazione dell’attuale categoria culturale, simbolica e politica di ‘Europa’. In tale articolo, vengono presentati degli esempi particolari (la penisola iberica, la penisola balcanica, l’Europa centro-orientale di cultura slava, la Scandinavia) in relazione ai quali è possibile osservare un complesso processo di riflessione sull’eredità storico-culturale di questi determinati territori e di definizione della propria identità in rapporto con la situazione economica, politica e culturale contemporanea europea. 
Segue il contributo di Giuseppe Squizzato, in cui il tema dell’Europa viene affrontato da un’altra prospettiva, ossia quella del caso specifico della Spagna di età imperiale, una potenza europea che, in un periodo in cui non esiste ancora un’idea di Europa come quella odierna, si trova alle prese con la gestione dei problemi burocratici e organizzativi insiti nella sua proiezione oltreoceano e nella sua stessa struttura di impero globale. Grazie ad una particolare attenzione dedicata a questi aspetti, la ricerca di Squizzato permette di osservare le modalità e le dinamiche attraverso cui si è realizzato un processo di creazione di un’Europa fuori dall’Europa. 
Un altro articolo originale ed interessante è quello proposto da Stefano Baldini, che ha analizzato il tema della violenza, compresa nelle sue molteplici accezioni e modalità di manifestazione, e quello della comunicazione, con una speciale attenzione dedicata a determinati dispositivi mediatici e alle strategie ideologiche messe in atto da essi. In particolare, il contributo di Baldini ha combinato lo studio di queste due tematiche in un’indagine volta a comprendere il ruolo che le immagini hanno svolto nel veicolare messaggi precisi e contraddistinti, negli esempi presi in considerazione, da una natura violenta subdola e non evidente ad un primo sguardo, come nel caso di un’illustrazione esposta all’Esposizione universale del 1900, tramite la quale viene trasmessa un’ideologia eurocentrica e colonialista. 
In continuità con le premesse di questa introduzione, il contributo di Lorenzo La Rosa, caratterizzato da un interessante e innovativo spirito didattico, approfondisce alcune delle criticità esposte in questa sede, concentrandosi su un’analisi delle Indicazioni Nazionali 2025 e sulla problematicità di alcune loro assunzioni, di cui ne viene criticato l’eurocentrismo. Il contributo è stato impreziosito, inoltre, da alcune proposte didattiche applicabili nell’insegnamento nelle scuole, fornendo, di fatto, un’alternativa di educazione storica rispetto alle indicazioni governative.
La conclusione di Daniele Di Tommaso è funzionale a riepilogare gli apporti forniti dai contributi precedenti e ad applicare alcune di queste osservazioni all’odierna situazione culturale e politica europea. A fronte del rilevamento della dinamicità di un concetto come quello di ‘Europa’, rimane una domanda da porsi: “cosa è l’Europa, oggi?” Lo scopo di questo secondo numero della rivista Alcione non è stato tanto quello di fornire una risposta a un quesito di così difficile soluzione, quanto quello di offrire delle prospettive e dei punti di vista che permettano di assumere una maggiore consapevolezza su un concetto arduo da definire come lo è quello di Europa.
Infine, si è deciso di inserire all’interno di questo numero una sezione aggiuntiva a tema libero, posta a seguito della conclusione, in cui ospitare contributi che, anche se non strettamente connessi con la tematica al centro di questa pubblicazione, meritano comunque di essere inclusi in essa. In questo caso, si è voluto dare spazio all’articolo di Matteo Baldini, basato sull’analisi letteraria del romanzo La vita e le strane sorprendenti avventure di Robinson Crusoe di Daniel Defoe. Il contributo offre un’interessante e alternativa prospettiva da cui indagare alcuni aspetti legati al concetto di ‘Europa’, che può essere osservato anche attraverso lo studio di un’opera letteraria che, come quella di Defoe, esprime e rappresenta la cultura e la società europee della sua epoca. 

 

 

Mappa 1. Liber Floridus di Lambert di Saint-Omer, copia dell’Università di Gand, Mappa dell’Europa, XI secolo.

 

 

 

Mappa 2. Liber Floridus di Lambert di Saint-Omer, copia dell’Università di Gand, Mappamondo., XI secolo

 

Mappa 3. Arnoldo Arnoldi, Mappa dell’Europa, 1600 ca.

Autore

  • Davide Mocellin

    Il mio percorso di studi è iniziato con la laurea triennale in Storia all'Università di Padova ed è proseguito con la laurea magistrale in Scienze delle religioni, gestita dall'Università di Padova e l'Università Ca' Foscari di Venezia.
    La specializzazione nell'ambito della storia dei fenomeni religiosi mi ha permesso di adottare una prospettiva multidisciplinare, aperta al contributo che possono fornire gli altri campi del sapere con cui dialoga la storia. Ritengo che questo metodo sia fondamentale per arricchire il più possibile la nostra conoscenza sul passato e non solo.

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  1. Non è nemmeno da dare per scontato il confine tra Africa ed Europa: ci si limiti ad osservare la prossimità tra l’estremo sud della Spagna e la punta settentrionale del Marocco, senza considerare le enclavi spagnole in territorio nordafricano.[]
  2. È solo, infatti, con il Rinascimento e l’Umanesimo che il termine ‘Europa’ inizia ad assumere contorni familiari a degli occhi contemporanei. Naturalmente, a quest’altezza il processo di sviluppo del concetto attuale di Europa non può dirsi concluso, apparendo, al contrario, ancora in fieri.[]
  3. In realtà, una testimonianza ancora più antica è fornita dalla Teogonia e dal Catalogo delle donne di Esiodo (metà VIII secolo a.C.-VII secolo a.C.), in cui Europa figura come un personaggio mitologico femminile.[]
  4. Per un resoconto su tale questione cfr. Febvre Lucien, L’Europa. Storia di una civiltà, Donzelli Editore, Roma, 2019 (ed. orig. L’Europe. Genèse d’une civilisation, Libraire Académique Perrin, Parigi, 1999), pp. 23-25; Mikkeli Heikki, Europa. Storia di un’idea e di un’identità, il Mulino, Bologna, 2002 (ed. orig. Europe as an Idea and an Identity, Palgrave Publishers, Basingstoke, 1998), pp. 14-16; Hartog François,“Fondamenti greci dell’idea di Europa”, in Canfora Luciano (ed.), Idee di Europa. Attualità e fragilità di un progetto antico, Edizioni Dedalo, Bari, 1997, pp. 17-29.[]
  5. Cfr. Chabod Federico, Storia dell’idea di Europa, Editori Laterza, Bari, 1961, pp. 16-17. Questi territori considerati europei si limitavano, il più delle volte, alla sola Grecia e ai territori ad essa attigui da un punto di vista geografico o culturale, come la Tracia e la Macedonia o anche le colonie della Magna Grecia.[]
  6. Ivi, pp. 17-19. Cfr. anche Mikkeli Heikki, Europa. Storia di un’idea, pp. 16-18.[]
  7. Similmente all’impero fondato da Alessandro Magno, anche quello romano fu un impero intercontinentale, il cui centro gravitazionale non era tanto l’Europa, quanto il Mediterraneo. Buona parte della sua espansione, infatti, seguì la direttrice segnata dalle aree costiere di questo mare, sia quelle europee che quelle asiatiche e africane.[]
  8. L’insediamento all’interno dei territori controllati dai romani da parte di popolazioni provenienti da aree che si trovavano al di là del limesfu, d’altra parte, un processo di lunga durata che iniziò ben prima della caduta della parte occidentale dell’impero. A tal proposito, Cfr. BarberoAlessandro, Barbari. Immigrati, profughi, deportati nell’Impero Romano, Laterza, Roma-Bari, 2006.[]
  9. Su questo argomento Cfr. Tabacco Giovanni, “I processi di formazione dell’Europa carolingia”, in Nascita dell’Europa ed Europa carolingia: un’equazione da verificare, Tomo 1, Centro italiano di studi sull’alto medioevo, Spoleto, 1981, pp. 15-43; Tabacco Giovanni, Profilo di storia del Medioevo latino-germanico, Scriptorium, Torino, 1996. In quest’ultimo studio, Tabacco si sofferma, in particolar modo, sulle modalità attraverso cui questo processo è avvenuto nel contesto gallo-romano.[]
  10. Un’eccezione che si può menzionare è la breve, seppur importante, esperienza dell’Impero carolingio. Questa entità politica fu la prima a poter essere chiamata ‘europea’, dal momento che può essere interpretata come una prefigurazione politica di ciò che sarebbe stata l’Europa, anche se è necessario precisare che l’Impero carolingio occupò una porzione di territori inferiore a ciò che oggi concepiamo come Europa. Inoltre, a quell’epoca non esisteva ancora un’idea di Europa per come la intendiamo oggi e non sarebbe esistita ancora per diversi secoli. Non bisogna trascurare, infine, che lo stesso Carlo Magno, con il suo progetto politico, cercava di riconnettersi all’Impero Romano e alla sua eredità culturale. Sulla concezione dell’impero carolingio come prefigurazione dell’Europa esiste un acceso dibattito. A tal proposito, Cfr. Nascita dell’Europa ed Europa carolingia: un’equazione da verificare, Tomi 1-2, Centro italiano di studi sull’alto medioevo, Spoleto, 1981; Barbero Alessandro, Carlo Magno. Un padre dell’Europa, Laterza, Roma-Bari, 2000. Utile, in tal senso, è anche l’intervista del 27 gennaio 2014 di Fabio Gambaro a Jacques LeGoff. Nell’intervista, rilasciata per la Repubblica, LeGoff manifesta scetticismo nei confronti dell’idea di Carlo Magno come artefice dell’Europa. Essa è disponibile al seguente link: https://www.repubblica.it/cultura/2014/01/27/news/le_goff_non_vero_che_carlo_magno_fu_padre_dell_europa-77043890/.[]
  11.  In questa sede si utilizza il termine ‘christianitas’ per riferirsi al mondo cristiano legato alla Chiesa romana e dipendente da essa, lasciando sottesa e implicita una sua distinzione dalle altre denominazioni cristiane dell’epoca.[]
  12. Questo non vuol dire che la storia dell’idea di ‘Europa’ coincida con quella della nozione di ‘christianitas’. Essere ‘europei’ non significa necessariamente essere ‘cristiani’, e affermare che il cristianesimo giocò un ruolo importante nell’evoluzione della storia europea non equivale a dire che l’elemento che contraddistingue l’Europa dal resto del mondo sia da individuare nella sua identità cristiana. Come si sta cercando di evidenziare in questa sede, la storia di tale concetto è più complessa: si tratta, piuttosto, di un processo non lineare e influenzato da molteplici fattori. In tal senso, una riflessione utile, anche se focalizzata sull’età contemporanea, è quella di Lesti Sante, Il mito delle radici cristiane dell’Europa, Einaudi, Torino, 2024.[]
  13. Chabod Federico, Storia dell’idea di Europa, pp. 15-23. Cfr. anche Hartog F., “Fondamenti greci dell’idea di Europa”, pp. 17-29.[]
  14. Per un’analisi che riflette sul processo di costruzione dell’’altro arabo-islamico’, senza trascurare di evidenziare l’esistenza di scambi e rapporti tra l’Europa e i suoi interlocutori musulmani e i vantaggi che gli europei trassero dalle loro relazioni con l’Oriente, Cfr. Cardini Franco, L’invenzione del Nemico, Sellerio Editore, Palermo, 2006.[]
  15. Rispetto alla questione dei contatti che, nel corso della storia, hanno interessato la cultura “islamica” e quella “europea” cfr. CardiniFranco, Europa e Islam. Storia di un malinteso, Laterza, Bari, 1999.[]
  16. A tal proposito, Cfr. al-Khalili Jim, La casa della saggezza. L’epoca d’oro della scienza araba, Bollati Boringhieri, Torino, 2019 (ed. orig. Pathfinders. The Golden Age of Arabic Science, Penguin Books Ltd, Londra, 2010), studio che si concentra, in particolar modo, sulle innovazioni tecniche e scientifiche prodottesi all’interno del mondo arabo medievale e che vennero introdotte anche nel patrimonio culturale europeo, divenendone parte integrante. Le parole di al-Khalili evidenziano quanto fu importante la trasmissione in territorio europeo di questi elementi: «La trasmissione del sapere scientifico, in modo particolare della matematica e dell’astronomia (quelle che gli storici chiamano “scienze esatte”) è uno degli strumenti più efficaci per mettere in relazione tra loro civiltà diverse» (Ivi, p. 15).[]

Davide Mocellin

Il mio percorso di studi è iniziato con la laurea triennale in Storia all'Università di Padova ed è proseguito con la laurea magistrale in Scienze delle religioni, gestita dall'Università di Padova e l'Università Ca' Foscari di Venezia. La specializzazione nell'ambito della storia dei fenomeni religiosi mi ha permesso di adottare una prospettiva multidisciplinare, aperta al contributo che possono fornire gli altri campi del sapere con cui dialoga la storia. Ritengo che questo metodo sia fondamentale per arricchire il più possibile la nostra conoscenza sul passato e non solo.

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