Rivista Alcione

Rivista di Storia, Scienze Sociali e Scienze Umane

Manifesto della Rivista di Storia, Scienze Umane e Sociali

Martin pescatore azzurro - Fatti, dieta, habitat e immagini su Animalia.bio

Alcione è stato concepito per accogliere le istanze che emergono dalla società e dalle riflessioni di chi la abita, interrogando le scienze umane per comprendere se possano offrire strumenti utili a interpretare criticamente le trasformazioni che attraversano la nostra epoca.

Il nome della rivista deriva dall’omonima favola di Esopo1, nella quale vengono descritte le abitudini e i timori del Martin pescatore, chiamato con il nome greco di Alcione. L’uccello descritto da Esopo presenta, in chiave metaforica, molte affinità con la figura dello studioso e suggerisce anche alcuni limiti che accompagnano chi veste questo ruolo sociale. L’alcione esopeo è ramingo, solitario e vive nella diffidenza. Queste sue abitudini non servono solo a proteggerlo dai pericoli, ma anche a custodire le uova, che depone con solerzia tra le rocce di un promontorio a picco sul mare. Eppure ogni cura si rivela vana, quando il mare infrange il nido. 

A nostro avviso, la favola mette in guardia da un rischio frequente: quello di chi, per inclinazione o abitudine, si chiude nel proprio lavoro intellettuale, trascurando le urgenze che scaturiscono dalla dimensione attiva del presente. Tuttavia, con questa asserzione non si intende stabilire una relazione rigida o scientifica tra passato, presente e futuro. Il passato va compreso nel suo contesto, con gli occhi del suo tempo, pur ricordando che è sempre il mondo sociale a noi coevo a orientare le domande che rivolgiamo alla storia e i modi in cui la interpretiamo.

A partire da queste premesse sul nome proprio del progetto, è possibile mettere in luce le implicazioni che un elemento solo in apparenza semplice può comportare. Va dunque chiarito perché la rivista si occuperà di Storia, Scienze Umane e Sociali, e quali ragioni giustificano l’accostamento tra questi tre ambiti del sapere.

La scelta del sottotitolo non risponde all’intenzione di stabilire una gerarchia tra discipline umanistiche, come se la storia detenesse un primato esclusivo rispetto ad altri statuti epistemologici, ma riflette piuttosto il percorso formativo degli ideatori del progetto. Ciò nonostante, riteniamo che la storiografia necessiti di un rapporto di mutua interdipendenza e negoziazione con i saperi delle scienze umane e sociali per progredire. Con le dovute precauzioni e la massima attenzione uno degli obiettivi fondamentali sarà dunque promuovere un dialogo tra settori scientifico-disciplinari differenti e specifici, capace di arricchire il nostro bagaglio culturale e fornire nuovi strumenti concettuali da inserire nella cassetta degli attrezzi dello storico.

Per sviscerare un tema scientifico nel modo più completo (e complesso) possibile, le diverse discipline umanistiche devono essere impiegate in modo complementare, così da avvicinarsi a quella — per quanto utopica — verità che motiva il lavoro degli studiosi. In un momento in cui non esiste più un luogo — fisico o dell’anima — deputato alla trasmissione della conoscenza, nemmeno nei suoi aspetti più problematici, scuole e università si trovano a contendersi tale funzione con i “freelancer gnoseologici”: un gruppo eterogeneo di autodidatti e opinionisti “titolati”, troppo spesso concentrati sulla performance comunicativa e sulle gratificazioni simboliche che ne derivano. In questa sede, al contrario, intendiamo rallentare il ritmo e sottoporre il sapere a prospettive plurime, nel tentativo di raggiungere una forma di conoscenza organica.

A tal proposito, i nostri punti di riferimento metodologici e filosofici sono due progetti editoriali che hanno profondamente segnato la formazione degli studiosi: gli Annales d’histoire économique et sociale, fondata da Marc Bloch e Lucien Febvre e ancora oggi attiva, organo principale della cosiddetta École des Annales; e la Zeitschrift für Sozialforschung, avviata da Max Horkheimer nel 1932 e pubblicata fino al 1941, nella quale sono riunite le maggiori pubblicazioni della Scuola di Francoforte. 

Numerosi sono gli elementi che accomunano queste due riviste, ma ci limiteremo a citare quelli che riteniamo più significativi. In primo luogo, l’apertura dei loro redattori verso discipline allora raramente in dialogo tra loro, che ha favorito una spiccata interdisciplinarità. In secondo luogo, l’attenzione rivolta al presente come punto di partenza per individuare problemi e tracciare direzioni di ricerca. Tra le discipline maggiormente sollecitate da questo sforzo vi è la storia che — pur trattando per definizione ciò che è passato — può trarre grande giovamento dalle domande, dalle tensioni e dalle inquietudini del tempo presente. Se è vero che gli strumenti della storiografia non sempre si prestano ad analizzare l’attualità in senso stretto, è altrettanto vero che il “qui e ora” può offrire una trama di questioni indispensabile per orientare lo sguardo retrospettivo e aprire nuove prospettive interpretative.

Dopo aver delineato le motivazioni e le radici culturali del progetto, è ora il momento di entrare nel merito della struttura della rivista. Ogni numero sarà costruito attorno a un tema che guiderà tutti i contributi della prima parte; a questa si affiancherà una seconda sezione, in cui sarà lasciata completa libertà a idee e metodologie meno convenzionali o che semplicemente non riguardano il tema principale. Qui troveranno spazio anche spunti diversi dall’articolo saggistico classico, come recensioni di libri, mostre, musei, film o unità didattiche realizzate o da proporre. Il cuore della nostra proposta metodologica e scientifica è dare spazio a persone e fonti poco presenti nelle pubblicazioni maggiori, con l’intento di creare un luogo di incontro tra discipline e studiosi.

Ci auguriamo che questo progetto possa crescere, prosperare e fornire stimoli continui agli ideatori, ai collaboratori e ai lettori.

  1. Esopo, Favole, n° 28, 1994, p. 65.[]