Rivista Alcione

Rivista di Storia, Scienze Sociali e Scienze Umane

Storia

L’interdisciplinarità della storia

1. LA STORIA HA LIMITI?

Per comprendere in modo più approfondito la storia e sfruttare al meglio le potenzialità di cui dispone, è necessario porsi una domanda che riguarda la sua natura: la storia ha limiti? Quali sono i confini con cui si deve misurare lo storico? Rispondere a tale quesito non è affatto semplice, ma permette di rendere più chiaro il ruolo svolto dalla storia e di dotarla di un più ampio ventaglio di strumenti con cui analizzare il passato e l’attualità.

Innanzitutto, bisogna cominciare dal limite cronologico, rappresentato dal tempo presente, che divide il passato, oggetto di studio dello storico, dal futuro, sul quale invece si possono proporre solamente speculazioni1. Esiste poi un secondo limite, quello metodologico, che obbliga la ricerca storica a adottare dei criteri che la avvicinino il quanto più possibile all’oggettività2. Al di là di questi due fondamentali confini, la storia non deve porsi limiti; essa non può permettersi di restringere il suo campo di competenza o di contenere la propria curiosità. La ricchezza della storia si riflette sulla varietà delle fonti a sua disposizione. Come illustrato in “Prima lezione di metodo storico3, lo storico non deve limitarsi al solo studio delle fonti secondarie (ovvero la storiografia che esiste su un preciso argomento) e ha l’obbligo di ampliare il proprio raggio d’azione anche sulle fonti primarie, che possono essere di varia natura: scritte e non scritte, materiali e immateriali, reali e virtuali4. Per citare Sergio Luzzato:

«Almeno da mezzo secolo a questa parte, la storiografia si ciba come del pane di una quantità di fonti che poco o nulla condividono con la scrittura: segni del paesaggio o vestigia dell’uomo, manufatti artigianali o prodotti seriali. Esistono ormai scaffali interi di studi storici costruiti a partire da abiti consunti ritrovati in una soffitta, vecchi mobili corrosi dai tarli, otri da vino affondati per un naufragio, rugginosi utensili agricoli, sventrati capannoni industriali, povere ceramiche o preziose porcellane, e inoltre monete, medaglie, caricature, incisioni, manifesti, affreschi, statue, tombe, monumenti… Né si fa storia unicamente con fonti le quali, senza essere scritte, restano comunque fonti materiali. Sempre più e sempre meglio, gli storici hanno imparato a maneggiare fonti immateriali o addirittura virtuali: parole registrate in un audio, immagini girate in un video, fotografie scaricate da un sito5».

La ricchezza dei dati su cui la storia può fare affidamento la costringe a un confronto con le discipline da cui queste fonti in primo luogo derivano. Il dovere che viene imposto alla storia le vieta, allo stesso tempo, di considerarsi una disciplina pura e completa in sé stessa, indipendente dalle ingerenze di altre branche del sapere. La storia, infatti, deve lasciarsi contaminare dalle altre discipline e collaborare con esse, potendo contare sul più ampio numero possibile di informazioni e, in questo modo, di consegnare alla conoscenza storica nuovi ambiti della realtà umana.

2. LE PREMESSE.

Sulla base di quanto è stato esposto finora, non è possibile ridurre l’ambito di competenza della storia a un numero limitato di argomenti o temi. Concentrarsi esclusivamente su alcuni aspetti significherebbe trasmettere una visione parziale della storia, consegnando all’oblio altri elementi fondamentali, considerati erroneamente marginali. Un metodo che intenda dare giustizia alla realtà storica non può rivendicare la pretesa di esaustività e completezza, se si limita, per esempio, alla storia politica, basata sull’analisi di grandi eventi o di personaggi illustri. Per nostra fortuna, la storia offre molto di più: una quantità quasi infinita di dati e informazioni che solo una prospettiva di studio di ampio respiro può cercare di esplorare e registrare. Questa consapevolezza del ruolo occupato dalla storia deriva direttamente dall’idea di ‘nuova storia’, o ‘Nouvelle Histoire’, proposta dall’École des Annales, una tradizione di studi inaugurata ufficialmente nel 1929 con la fondazione, da parte di Lucien Fevbre e di Marc Bloch, della rivista Annales d’histoire économique et sociale6. Tra i più celebri esponenti di questo gruppo di studiosi è possibile nominare, oltre ai due fondatori, anche Henri Pirenne, Fernand Braudel e Jacques Le Goff. L’École des Annales inaugurò un nuovo modo di fare storia, includendo tale disciplina all’interno delle scienze sociali, seguendo l’esempio della geografia, la quale, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, sperimentò dei profondi mutamenti di prospettiva, volti ad attribuire una crescente importanza alla soggettività degli individui all’interno delle rappresentazioni del territorio7. L’impostazione storiografica dell’École des Annales instaurò un nuovo e più stretto legame tra la storia e altre discipline fino ad allora trascurate dalla ricerca storica 8, tra cui, per citarne solo alcune, la sociologia, la psicologia, l’antropologia, l’economia e, appunto, la geografia.

Si registrò, in questo modo, il passaggio da uno studio evenemenziale (concentrato sui singoli eventi) a uno studio maggiormente incentrato sui processi storici e sui contesti storici in cui determinati episodi sono avvenuti. L’attenzione si spostò così verso ambiti del sapere fino a allora non a sufficienza esplorati, legati alla dimensione psicologica e al piano della mentalità e della quotidianità, gettando maggiore luce su categorie umane e su soggetti storici rimasti a lungo ai margini degli interessi storiografici.((Esempi emblematici di questa nuova impostazione sono alcuni lavori di Bloch (Bloch Marc, La société féodale, vol. 1, La formation de liens de dépendance, Albin Michel, Parigi, 1939; Id., La société féodale, vol. 2, Les classes et le gouvernement des hommes, Albin Michel, Parigi, 1940) e di Febvre (Febvre Lucien, Le problème de l’incroyance au XVIe siècle – La religion de Rabelais, Albin Michel, Parigi, 1942) Per riassumere con un’espressione l’essenza dell’impostazione di ricerca storica assunta dall’École des Annales la si potrebbe definire come ‘storia globale’ (o anche ‘storia totale’).

A partire da questo slancio sperimentato alla metà del Novecento, la storiografia si è sviluppata nella direzione indicata dall’École des Annales fino ai nostri giorni, conoscendo varie evoluzioni che hanno condotto alla nascita di nuove correnti storiografiche (e alla crescita di alcune già esistenti), caratterizzate ciascuna da una propria impostazione e da metodi di ricerca precisi (storia sociale9, microstoria10, New Cultural History11, global history12, solo per fare alcuni esempi).

3. DI COSA SI DEVE OCCUPARE LA STORIA?

In base a quanto affermato nelle pagine precedenti, è possibile notare quanto sia utile e proficuo, nell’ambito della ricerca storica, un approccio interdisciplinare. Chiudere la storia in sé stessa ed isolarla rispetto ad altre discipline significherebbe rinunciare a importanti aspetti del sapere storico, il quale non può che arricchirsi dal confronto con le altre scienze. Questa impostazione, affermatasi, come si è visto, nel secolo scorso sotto l’impulso della scuola francese delle Annales, è ormai diventata un patrimonio imprescindibile per la ricerca storica, la quale ha ampliato i propri campi d’indagine e si è resa disponibile alla collaborazione con le altre discipline, da cui ha tratto e continua a trarre enormi benefici. La stessa apertura della storia alle discipline scientifico-tecnologiche ed all’insieme di strumenti e metodi da esse dispiegati rappresenta un’opportunità irrinunciabile per lo storico, il quale oggi può contare su mezzi e dispositivi di numero maggiore e di qualità superiore rispetto a qualche decennio fa. Basti pensare, giusto per citare il processo di digitalizzazione che sta interessando anche il campo degli studi storici, al ricorso all’intelligenza artificiale nella traduzione semantica di scritti antichi o alla progettazione di dataset e di database di fonti.

Prima di terminare questo contributo, è necessario porsi un’ultima questione: di cosa si deve occupare la storia? In un certo modo, si è già risposto a tale domanda: la storia non deve porsi limiti; al contrario, deve estendere il proprio campo d’interesse, fino a comprendere, all’interno della sua area di competenza, tutti i temi, i fenomeni, i processi e i singoli eventi storici che possono essere sottoposti al suo metodo critico. Risulta chiaro come e quanto un’impostazione interdisciplinare possa soddisfare le esigenze dell’analisi storica. Per concludere, sembra opportuno presentare un esempio in grado di illustrare un metodo di ricerca di questo tipo. Quello della preistoria rappresenta, infatti, un campo d’indagine emblematico, in cui l’analisi storica non può contare sulle fonti scritte e deve “accontentarsi” dei materiali forniti da preziose scoperte archeologiche di sepolture, corredi funerari, vestiti, oggetti di vario tipo e, alle volte, anche resti umani, i quali possono fornire informazioni sulla storia di popolazioni appartenenti a un remoto passato. In questo tipo di ricerca risulta fondamentale non solo il ricorso all’archeologia, da sempre strettamente legata alla storia, ma anche quello a numerose altre discipline, con i loro strumenti e metodi, come la biologia (per la datazione di oggetti antichi, tramite il metodo del carbonio-14, e per l’analisi genetica), l’arte (nel caso delle pitture rupestri) e l’antropologia (soprattutto, per quanto riguarda la cultura materiale e il rapporto tra l’uomo e l’ambiente). Uscendo dalla preistoria, avvicinandosi a epoche storiche più prossime alla nostra, le fonti scritte crescono sensibilmente di numero, ma ciò non diminuisce l’importanza assunta da quelle non scritte. Questo è valido per tutti i periodi in cui è stata arbitrariamente ripartita la storia, soprattutto per la contemporaneità, rispetto alla quale lo storico può contare sia sui tradizionali documenti scritti (giornali, riviste, diari, libri) che su ulteriori tipi di fonti (materiali e non), come è già stato anticipato in una citazione a “Prima lezione di metodo storico” di Sergio Luzzato13, a cui rimando nuovamente.

Autore

  • Davide Mocellin

    Il mio percorso di studi è iniziato con la laurea triennale in Storia all'Università di Padova ed è proseguito con la laurea magistrale in Scienze delle religioni, gestita dall'Università di Padova e l'Università Ca' Foscari di Venezia.
    La specializzazione nell'ambito della storia dei fenomeni religiosi mi ha permesso di adottare una prospettiva multidisciplinare, aperta al contributo che possono fornire gli altri campi del sapere con cui dialoga la storia. Ritengo che questo metodo sia fondamentale per arricchire il più possibile la nostra conoscenza sul passato e non solo.

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  1. A quest’attività interessante e valida, ma soggetta alla possibilità di essere smentita nel futuro, si sono dedicati i celebri e recenti lavori di Jacques Attali (Attali Jacques, Une brève histoire de l’avenire, 2006) e Yuval Noah Harari (Harari Yuval Noah, Homo Deus. Breve storia del futuro, , 2017, 1° ed Id., ההיסטוריה של המחר, Dvir Publishing, 2015). Si tenga presente che anche la ricerca storiografica non è esente dal rischio di essere smentita: il continuo aggiornamento della storiografia e le nuove scoperte archeologiche e documentarie possono mettere in discussione dati storici precedentemente considerati assodati.[]
  2. Quella della ricerca dell’oggettività nella ricerca storica, tuttavia, è una questione più complessa di quanto possa apparire ad un primo sguardo superficiale, suscitando dibattiti appassionati. All’argomento Hayden White ha dedicato numerosi studi, negando l’oggettività del linguaggio storico, dal momento che tale linguaggio rappresenta una costruzione tra chi scrive e la realtà (Cfr. White Hayden, Metahistory. The Historical Imagination in Nineteenth-Century Europe, 1973; Id., Tropics of Discourse: Essays in Cultural Criticism, 1978; Id., The Content of the Form: Narrative Discourse and Historical Representation, 1987; Id., Figural Realism. Studies in the Mimesis Effect, 1999; Id., The Fiction of Narrative: Essays on History, Literature and History. 1957-2007, 2010; Id., The Practical Past, 2014).[]
  3. Luzzato Sergio (a cura di), Prima lezione di metodo storico, Laterza, Bari, 2010.[]
  4. Ivi, p. 6.[]
  5. Ivi, p. 5[]
  6. A proposito dell’École des Annales: Cfr. Bloch Marc, Apologie pour l’histoire ou Métier d’historien, 1949; LeGoff Jacque – Chartier Roger – Revel Jacques – Ariès Philippe, La Nouvelle Histoire, in Les encyclopédies du Savoir Moderne, Retz-C.E.P.L., Parigi, 1978; Burke Peter, The French Historical Revolution: The Annales School 1929-89, Stanford University Press, Stanford, CA, 1990.[]
  7. Sulla geografia antropica, o geografia umana: Cfr. Vidal de la Blache Paul, Principes de Géographie humaine, publiés d’après les manuscrits de l’auteur par Emmanuel de Martonne, Armand Colin, Parigi, 1922; Demangeon Albert, Problèmes de géographie humaine, Armand Colin, Parigi, 1942.[]
  8. Già dal XIX secolo, in realtà, è possibile parlare di storia delle idee, storia culturale, storia economica o storia sociale, anche se gli impulsi derivanti dall’affermazione della Nouvelle Histoire implicarono un cambiamento radicale di paradigma in queste tipologie di ricerca storica.[]
  9. Si tratta di un ambito della ricerca storica di cui si possono individuare dei precedenti già nel XIX secolo, ma che a partire dagli anni ‘60 del Novecento ha conosciuto uno sviluppo importante, che però si è sfumato sempre maggiormente tra la fine del secolo e l’inizio del nuovo millennio.[]
  10. Sviluppatasi intorno agli anni ‘70 del XX secolo in Italia in relazione alla rivista Quaderni storici ed alle figure di Giovanni Levi e di Carlo Ginzburg, la microstoria adotta una prospettiva volta a valorizzare le culture regionali e locali.[]
  11. Peter Burke è uno dei principali promotori di questa impostazione che privilegia gli aspetti culturali della ricerca storica.[]
  12. Influenzata dal fenomeno della globalizzazione e sorta in risposta all’esigenza di superare i criteri di ricerca tradizionali, si tratta di una corrente storiografia che assume una prospettiva di ampio respiro e che analizza su scala globale gli eventi ed i processi storici.[]
  13. Luzzato S. (a cura di), Prima lezione di metodo storico, p. 5.[]

Davide Mocellin

Il mio percorso di studi è iniziato con la laurea triennale in Storia all'Università di Padova ed è proseguito con la laurea magistrale in Scienze delle religioni, gestita dall'Università di Padova e l'Università Ca' Foscari di Venezia. La specializzazione nell'ambito della storia dei fenomeni religiosi mi ha permesso di adottare una prospettiva multidisciplinare, aperta al contributo che possono fornire gli altri campi del sapere con cui dialoga la storia. Ritengo che questo metodo sia fondamentale per arricchire il più possibile la nostra conoscenza sul passato e non solo.

Un pensiero su “L’interdisciplinarità della storia

  • Articolo scritto molto bene, complimenti all’autore

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